Ma così non è possibile andare avanti. Serve una riforma. Perché con l’allungamento della vita e per il bene della finanza pubblica, occorre smettere di lavorare più tardi.
Riformisti, di destra e di sinistra, di mezzo. Associazioni imprenditoriali, organismi internazionali. Tutti, all’unisono, fermi nell’invocare profondi interventi sul sistema previdenziale.
“Lavorare di più per prendere di meno”. E’ questa la soluzione proposta. Un sacrificio, ma che salvaguarda il Pil e garantisce la produttività del sistema Italia. Un vero peccato, però, che questo spirito si fermi alle porte del Parlamento.
Se vi state incazzando, aspettate. Perché c’è dell’altro. Gran parte dei deputati è stata eletta prima del 1996, cioè prima della riforma. Ciò significa che si ha diritto alla pensione a 60 anni di età, riducibili a 50 utilizzando gli anni di mandato oltre i cinque minimi richiesti. E così con oltre tre legislature – e 20 anni di contributi – è possibile accedere alla pensione
con meno di 50 anni!
Non sono da meno i senatori. Anche qui c’è stata una riforma, in base alla quale a partire dalla XIV legislatura del 2001 questi servi Patriae hanno diritto alla pensione a 65 anni e a condizione di aver svolto un mandato di cinque anni.
Ma dietro l’apparenza si cela l’inganno. Ed ecco, infatti, che fioccano le deroghe. Per chi è stato eletto prima del 2001, il cui diritto al vitalizio scatta a 60 anni con una sola legislatura (5 anni), a 55 con due (10 anni) e a 50 con tre mandati (15 anni). Per gli eletti dal 2001, che possono andare in pensione a 60 se hanno conquistato un secondo mandato.
Due anni e sei mesi sono meglio di 35, ovvero via libera alle baby pensioni. Un cittadino per godere della pensione di anzianità deve avere 57 anni, 60 dal 2008, e aver versato contributi per 35. Troppi per deputati e senatori che hanno abbassato il limite contributivo a una legislatura: 5 anni.
Inoltre i parlamentari, per evitare i rischi dell’instabilità politica, con il rischio di chiusura anticipata delle Camere, hanno deciso che sono sufficienti, per aver diritto al vitalizio, due anni e sei mesi. Basta, poi, pagare contributi volontari per i due anni e mezzo mancanti, ma con calma. Onorevoli e senatori possono saldare il debito a fine mandato e in 60 comode rate.
Il metodo contributivo riduce le pensioni. Meglio non utilizzarlo. A partire dal 1996, successivamente alla riforma Dini, il lavoratori hanno abbandonato il vantaggioso calcolo retributivo, che fissava la pensione in base a una media dello stipendio degli ultimi anni di lavoro.
Al suo posto è subentrato il calcolo contributivo che funziona come una polizza. Il reddito pensionistico è pari ai contributi – rivalutati - effettivamente versati. Con il risultato di avere pensioni molto più basse delle attuali di circa il 40, 50%.
A tale rigore i furbetti del Parlamento non hanno voluto soggiacere. Il meccanismo escogitato è stato quello di legare una percentuale a ciascun anno. Per cinque anni di mandato si ha diritto al 25% dell’indennità lorda (12 mila 434 euro): 3.109 euro di vitalizio. Per 10 anni al 38%: 4.725 euro. Per 20 al 68%: 8.455 euro. Infine il gran finale: con 30 anni di mandato si ha diritto a un vitalizio pari all’80% dell’indennità, 9.947 euro al mese.
E per contrastare i pericoli delle spinte inflative è stata introdotta la clausola d’oro, in base alla quale la pensione si rivaluta automaticamente, essendo legata all’importo dell’indennità del parlamentare ancora in servizio.
Il sistema delle pensioni parlamentari costa parecchio alle tasche dei contribuenti. Nel 2006 a Montecitorio sono costate 127 milioni di euro (ci sono 2005 pensionati sul foglio paga), contro 9 milioni 400 mila di contributi versati dai deputati in carica. Situazione simile al Senato dove ogni anno sono spesi per le pensioni quasi 60 milioni di euro a fronte dei 4 milioni 800 mila di entrate contributive. Con il risultato che le casse parlamentari hanno chiuso il 2006 con un buco di ben 174 milioni di euro.
Eppure sull’orizzonte riformista non si staglia alcun urlo di dissenso. Vige, anzi, un silenzio bipartisan. Un comune intento che salva il portafoglio e la vecchiaia di deputati e di senatori. Un po’ meno la faccia...
Per il cittadino comune, preso a tenaglia dal dissesto dell’Inps/dalla vita media che si allunga/dal conflitto generazionale/dalla necessità di creare un sistema di ammortizzatori sociali/dalla necessità di adeguarsi all’Europa, ci sono poche scelte. Sono tre. La prima, il sacrificio della liquidazione. La seconda, lavorare fino alla soglia dei 70 anni. La terza, affidarsi alle rime di
Gioacchino Belli:
E pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
viè la Morte, e ffinisce co l'inferno.
(tratto da
La vita dell'Omo, Sonetti romaneschi)
F.C.
Tratto da Alice Economia LavoroDove nascono gli stipendi del potere
La busta paga del presidente di Cassazione è l'unità di misura per il calcolo degli emolumenti dei politici e dei vertici della pubblica amministrazione
Come viene determinato l’andamento degli
stipendi (da capogiro) delle
alte sfere dello Stato?
La questione assume un peso anche maggiore se si considera che anche
le entrate dei giudici costituzionali, dei parlamentari, dei componenti delle Authority, di magistrati, garanti, consigli regionali sono
accomunate dal medesimo meccanismo retributivo.Anche le
busta paga delle Authority si conformano al medesimo meccanismo: ai presidenti spetta
quanto percepito dal supremo giudice di Cassazione e ai componenti delle autorità garanti l’equivalente degli emolumenti dei magistrati.
Come viene determinato l’andamento degli (da capogiro) delle ? La questione assume un peso anche maggiore se si considera che anche dei giudici costituzionali, dei parlamentari, dei componenti delle Authority, di magistrati, garanti, consigli regionali sono Anche le si conformano al medesimo meccanismo: ai presidenti spetta e ai componenti delle autorità garanti l’equivalente degli emolumenti dei magistrati.
Fanno eccezione i docenti universitari, le cui retribuzuioni sono calcolate in base agli stipendi dei diplomatici della Farnesina, che equivalgono circa a 72mila euro lordi l’anno: ai professori ordinari va il 100%, gli associati il 70% degli ordinari, i ricercatori il 70% degli associati.
Se buona parte degli stipendi che circolano nei più palazzi più altolocati dello Stato dipende dalla busta paga del presidente di Cassazione, come viene calcolato lo stipendio di quest’ultimo?
Il valore del "motore primigenio" varia in base a un meccanismo di classi e scatti che contempla un minimo di 78mila euro fino a un massimo di 264mila euro lordi annui, viene aggiornato ogni tre anni e deve l’ultimo ritocco ai provvedimenti della legge finanziaria 2001.
(L.F.)
Tratto da Alice Economia LavoroQuanto guadagnano deputati e senatori
Un viaggio tra indennità, rimborsi spese e trasporti gratuiti.
Non c’è
Finanziaria o
effetto euro che tenga. Gli stipendi dei parlamentari – pardon delle "indennità" – sono a prova di inflazione e manovre restrittive. I portafogli dei rappresentanti della Nazione continuano ad essere sempre ben gonfi, tanto da rendere il mestiere di politico una delle
professioni meglio pagate.
Camera dei deputati
L’entrata principale dello “stipendio” del deputato è la cosiddetta indennità. Seguono la diaria e i rimborsi. Quest’ultima voce è un grande cilindro che comprende un po’ di tutto: le “spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori”, le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all’estero e le spese telefoniche. Completa il quadro, l’assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.
Indennità parlamentare
L’indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile – dal gennaio 2006, ridotto del 10% - è pari a 5.419,46 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 749,79) e assistenziali (€ 503,59) della quota contributiva per l’assegno vitalizio (€ 962,42) e della ritenuta fiscale (€ 3.555,63).
La diariaLa diaria viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n. 1261 del 1965. Ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30% delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.
Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori
In questa ampia, quanto ambigua voce, entra un compenso di tutto rispetto: 4.190 euro al mese. Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.
Spese di trasporto e spese di viaggio
Festa grande per i viaggi: i deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.
Spese telefoniche
I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.
Assistenza sanitaria
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5% della propria indennità lorda, pari a 503,59 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.
Assegno di fine mandato
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7% della propria indennità lorda, pari a 749,79 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l'assegno di fine mandato, che è pari all'80% dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).
Assegno vitalizio
Il deputato versa ogni mese una quota, l’8,6%, pari a 962,42 euro, della propria indennità lorda, che è accontonata per il pagamento dell’assegno. Il deputato riceverà il vitalizio dal 65° anno di età, in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. Il vitalizio è sospeso nel caso il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale, europeo a presso un consiglio regionale. L'importo dell'assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.
Senato
Non si nota quella riduzione del 10% applicata sull'importo lordo dell'indennità per effetto delle disposizioni della Finanziaria 2006. Nel bilancio: spesa complessiva per lo stipendio dei senatori, comprensiva di indennità parlamentari, diarie e compensi vari, nel 2006: 80 milioni 360 mila euro. Per il 2007: 83 milioni 760 mila. Nel 2008: 86 milioni 760 mila.
L'indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile è pari a 5.419,46 euro, al netto della ritenuta fiscale (euro 3.555,63), nonché delle quote contributive per l'assegno vitalizio (962,42 euro), per l'assegno di solidarietà (749,79 euro) e per l'assistenza sanitaria (503,59 euro).
Diaria
Ammonta a 4.003,11 euro mensili. Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. La somma viene ridotta di 258,23 euro per ogni giorno di assenza del Senatore dalle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni qualificate e verifiche del numero legale. È considerato presente il Senatore che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.
Rimborso spese
Comprese in questa voce le spese sostenute per retribuire i propri collaboratori e quelle necessarie a svolgere, anche nel collegio elettorale, il mandato parlamentare. La somma mensile è di 4.678,36 euro. Una parte (35% pari a 1.637,43 euro) è data direttamente al senatore. Un'altra (65% pari a 3.040,93 euro) viene distribuita al gruppo parlamentare di appartenenza.
Ogni senatore dispone di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza a Roma, è previsto un rimborso spese annuo pari a 13.293,60 euro (se deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto o la stazione ferroviaria più vicina al luogo di residenza), e a 15.979,18 euro (se la distanza da percorrere è superiore a 100 km). Per chi invece deve recarsi all'estero per aggiornamento, il rimborso è una cifra forfettaria annua di 3.100 euro.
Spese telefoniche
Ogni senatore può effettuare telefonate fino a una somma annua di 4.150 euro.
Ogni senatore versa un contributo per l'assistenza sanitaria in base alle competenze mensili lorde (4,5% per i Senatori in carica; 4,7% gli altri) e quote aggiuntive per i familiari. Per i senatori (anche cessati dal mandato ovvero ai titolari di trattamento di reversibilità, nonché ai rispettivi familiari) è previsto il rimborso delle spese sanitarie.
Trattenuta per l'assegno di solidarietà (a fine mandato)
Il senatore versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota pari al 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari ora a 749,79 euro. Al termine del mandato parlamentare, riceve l'assegno di solidarietà (anche denominato "di fine mandato"), che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo.
Vitalizio
Mensilmente viene versata una quota della propria indennità lorda (l'8,6 per cento, pari ora a 962,42 euro, più il 2,15 per cento, come quota aggiuntiva per la reversibilità, pari a 240,60 euro) per il vitalizio, cioè la pensione degli ex. Ogni senatore riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età è ridotto al 60° anno se sono state svolte più legislature. L'importo dell'assegno vitalizio varia da un minimo del 25 per cento ad un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato.