In questi ultimi tempi in Italia si sta discutendo sempre di più sul "revisionare" la legge 194, ovvero quella legge che regola la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza, in altre parole l‘aborto volontario.
E' di ieri l'ultimissima sulla
rianimazione dei feti abortiti anche se la madre è contraria.
Papa Benedetto XVI lancia sempre più spesso moniti contro l'aborto e contro la contraccezione sia preventiva sia "del giorno dopo".
Ma vediamo in dettaglio cosa dicono in merito all'aborto le più grandi religioni del mondo.
Come abbiamo citato poco più sopra, il Vescovo di Roma ed il Cattolicesimo sono contrari all'aborto e alla contraccezione. L'aborto può essere praticato solo se esistono delle problematiche gravi per la vita della madre. In questo caso si procede a preservare la vita di chi è già nato o comunque di chi ha maggiori probabilità di sopravvivenza. Non è sempre chiaro il confine tra embrione ed essere umano nella visione cattolica: difatti per i cattolici ciò che differisce l'essere umano dalle altre forme viventi (animali, piante) è la presenza di anima. Solo l'uomo ha l'anima. Abbiamo già discusso questo punto
QUI. Ma quando l'embrione può considerarsi essere umano? Le visioni sono discordi: c'è chi afferma che ogni essere umano ha il diritto alla vita a cominciare dal concepimento mentre altri sostengono (San Tommaso d'Aquino in testa) che Dio introduce l'anima razionale nel feto quando il corpo è già formato; dal che consegue che dopo il Giudizio Universale, quando i corpi dei morti risorgeranno, «a quella resurrezione gli embrioni non partecipano: in loro non era stata ancora infusa l’anima razionale e pertanto non sono essere umani». L’Aquinate distingue tre «forme» dell’anima. La prima è l’«anima vegetativa» nella quale «l’embrione vive la vita della pianta»; poi «le succede un’anima più perfetta che è insieme nutritiva e sensitiva, e allora l’embrione vive la vita dell’animale»; e la terza è «l’anima razionale che viene infusa dall’esterno» (vedi la Summa contra Gentiles , 1258-64, trad. it. Utet, Torino, 1997, p. 511, Libro II, capitolo LXXXXIX). San Tommaso e gli Agostiniani ponevano tra l’anima razionale ed il corpo una “forma” del corpo per garantire l’immortalità dell’anima razionale. Quando muore il corpo muore anche la sua forma che è però quella corporea e non quella razionale che è immortale per sua natura. Questa "forma" di cui parlano è l'Ego. L'Ego infatti si reincarna di vita in vita e "risorge". Dunque il feto senza ego non può essere considerato un essere umano ma allo stessa stregua di un animale, che possiede in sè l'anima vegetativa e l'anima sensitiva ma non quella razionale necessaria per la resurrezione. E' interessante notare che storicamente (prima del 1869) la Chiesa Cattolica appoggiava la visione di Tommaso D'Aquino e quindi gli aborti effettuati prima del completo sviluppo del corpo non erano considerati atti gravi.
L'Induismo introduce un concetto chiave nel nostro breve excursus tra le grandi religioni del mondo: l'aborto è un impedimento per l'anima che deve progredire verso Dio. Le scritture induiste condannano la pratica dell'aborto ad eccezione del pericolo di vita della madre. La religione induista insegna che il feto è una persona vivente e conscia che ha bisogno di protezione. Le sacre scritture parlano dell'aborto come garha-batta (uccisione del ventre) e bhroona hathya (uccisione dell'anima non sviluppata). Secondo la dottrina induista della reincarnazione, un feto non si sviluppa in una persona, lo è già. L'anima re-incarnata è legata con il feto dal concepimento e deve dunque essere trattata dignitosamente.
La dottrina della reincarnazione può essere usata da alcuni come lama a doppio taglio per l'aborto; si crede da un lato che se un feto è abortito, l'anima soffrirà maggiori ostacoli karmici. L'aborto ostacola il processo spirituale di un'anima e la priva dell'opportunità di fare la sua esperienza umana offertagli per guadagnarsi del buon karma, dall'altro, la reincarnazione può essere usata per tollerare l'aborto in quanto verrebbe negata all'anima solo una nascita delle tante che avrà. Questo concetto delle molte vite non è presente in maniera così esplicita in tutte le religioni del mondo, per cui in alcune interpretazioni adottate per insegnare dottrine e filosofie al volgo è divulgato erroneamente il fatto che esiste una sola ed unica vita e dunque l'anima venga privata di un'importantissima possibilità.
La questione di avere più vite a disposizione non deve essere inteso come un rimandare ciò che si può e deve fare oggi al domani, ma come un cammino di purificazione verso Dio.
Ogni vita dunque è sacra ed importante e merita di essere vissuta.
La maggioranza degli studiosi Mussulmani permette l'aborto anche se ci sono delle differenze per quanto riguarda lo stato di sviluppo del feto ma in linea generale sono tutti d'accordo nell'affermare che l'aborto è proibito quando l'anima stia prendendo possesso del corpo o quando vi è già entrata in possesso. In questo caso viene permesso solo se la gravidanza porta rischi per la salute della donna. Alcuni studiosi permettono l'aborto oltre 120 giorni dal concepimento. Altri lo proibiscono dopo 80 o addirittura 40 giorni. Una minoranza invece proibisce l'aborto il minuto successivo all'attaccamento dello sperma all'utero, seguendo la teoria che vede in questo processo già l'inizio della discesa dell'anima. Il Corano è basato non solo sul presupposto che i primi umani - il Profeta Adam (alayhis salam) e Hawwa - furono creati da Allah, ma anche sul presupposto che ogni individuo è una creatura di Dio, Sua proprietà e servo. E' dunque fondamentale che la decisione se e quando terminare la propria vita o quella di un altro individuo non spetta all'uomo.
Il Buddhismo, discendendo dall'induismo, incorpora nei suoi insegnamenti il credo nella reincarnazione. Credono che il destino di una persona in questa vita e nella prossima sia controllato da leggi karmiche e che tutti gli individui accumulino "buono" o "cattivo" karma attraverso le proprie azioni, parole e pensieri.
I buddhisti caratterizzano tutte le forme di vita come "esseri senzienti" che sono costituite di una mente e di un corpo in relazione simbiontica. La vita comincia quando la coscienza si manifesta ed un ovulo fecondato è considerato un essere senziente, dunque l'aborto è sinonimo di uccisione. Per esaurire qualsiasi somma di karma "cattivo" causato da un aborto le donne devono fare determinati rituali. Alcuni praticanti di Zen Giapponese che hanno avuto delle gravidanze non andate a buon fine od un aborto fanno un'offerta alla divinità di Jizo, il dio dei viaggiatori e dei bimbi perduti. Si crede che Jizo accompagni il bambino fino a che non sia pronto a reincarnarsi in un'altra vita.
La legge Ebraica insegna che "il feto non è considerato un essere umano completo, e non ha diritti individuali ma anzi fa parte del corpo di una donna. E proprio come nessuna persona farebbe mai del male al suo corpo volontariamente, una donna non dovrebbe abortire un feto volontariamente. Però, proprio come una parte del corpo può essere sacrificata per salvare la vita di una persona, un aborto potrebbe essere compiuto qualora recasse problemi alla vita della donna, e una vita già esistente ha la precedenza su una "vita in potenza", se proprio si dovesse scegliere.
La Kabbalah abbraccia la visione olistica di quanto riportato sopra.
Proprio come il Cattolicesimo, insegna che solo l'uomo tra tutte le creature viventi del mondo ha la componente egoica che permette all'uomo di risorgere; come l'Induismo insegna apertamente la legge del karma e della reincarnazione, come l'Islam afferma che siamo tutti creature di Dio, come il Buddhismo la Kabbalah insegna che anche le cellule hanno una coscienza, come l'Ebraismo infine, ci spinge a non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi in primis.
Credo che il punto più importante da capire e cercare di mettere in pratica sia quello di assumersi sempre le responsabilità per le azioni che si compiono.
Se si agisce con superficialità si finisce sempre in un labirinto di sensi di colpa infiniti che logorano le nostre vite. Il problema dell'aborto non è un tema che riguarda la religione e di conseguenza solamente le persone religiose ma una questione che riguarda la dignità umana.