Buonasera a tutti,
nella precedente puntata ho accennato al problema del signoraggio bancario, primario e secondario, quale autentica causa d’ogni nostro problema economico e sociale.
Questa sera, al fine di chiarire l'argomento in maniera semplice ma efficace, desidero condividere con voi un breve riassunto di una divertente favola intitolata "
L'isola dei naufraghi" appositamente scritta da Louis Even per far comprendere la truffa della "moneta-debito".
Even fu un filosofo e un religioso canadese, conosciuto soprattutto per aver introdotto il Credito Sociale nel Canada Francese e per aver fondato, nel 1939 insieme a Gilberte Côté Mercier, l'Opera dei Pellegrini di S. Michele.
La favola narra del naufragio di 5 amici i quali si ritrovano su di un'isola deserta dove sono capaci di organizzarsi e iniziare una nuova vita basata sulla cooperazione e lo scambio dei beni prodotti secondo le proprie capacità.
Una volta superate le difficoltà iniziali, nel periodo di maggiore benessere, nasce nel gruppo l'esigenza di disporre di denaro per sostituire il baratto ed ottimizzare gli scambi.
Accade che un certo giorno giunga sull'isola un altro naufrago: Martin Golden, di professione banchiere. Per i cinque illusi egli è un angelo inviato dal cielo per risolvere il loro problema.
Il banchiere stampa e distribuisce a prestito il denaro che dichiara di sua proprietà poiché garantito dal suo oro nascosto sull'isola. Per questo motivo esige la sottoscrizione di un impegno alla restituzione del capitale, maggiorato di un tasso d’interesse.
Ben presto Tommaso è in difficoltà perché non potrà rimborsare il debito alla data convenuta; le conseguenti riflessioni, condivise con gli altri, permettono al gruppo di comprendere che a livello sociale non è possibile onorare gli impegni assunti con Martin. Dove recuperare il denaro per rimborsare gli interessi se la stampa dello stesso è affidata esclusivamente al creditore?
Il denaro circolante equivale al capitale prestato; il denaro per gli interessi semplicemente non esiste.
La deduzione è semplicemente esatta, ma tardiva.
I coraggiosi amici affrontano Martin il quale, mascherando il sogghigno con un falso sorriso di benevolenza, previene il loro stato d'animo capovolgendo infine gli esiti dell'incontro.
Pur ribadendo che i debiti vanno onorati, così com’è stato sottoscritto, egli si finge magnanimo concedendo agli sventurati di rimborsare soltanto gli interessi lasciando il capitale nelle loro mani, a prestito.
Addirittura suggerisce l'introduzione di una tassazione commisurata ai redditi per recuperare i denari necessari alla restituzione dei suoi interessi, che cresceranno di anno in anno a causa del gioco della ricapitalizzazione. Il denaro circolante dunque diminuirà velocemente, le persone saranno sempre più indebitate; il banchiere già pregusta il frutto del suo inganno, unito alla beffa: ben presto tutta l'isola ed i suoi abitanti gli apparterranno totalmente.
Le sue previsioni si rivelano esatte; il perverso ed ingannevole meccanismo produrrà infine: diminuzione degli scambi, ristagno nella circolazione del denaro, disarmonia e conflitto tra i ricchi e i poveri, inflazione, diminuzione dei consumi, tristezza, depressione... crisi irreversibile.
Ancora una volta gli isolani affrontano il loro aguzzino. In quest’occasione sono arrabbiati per le ingiustizie e le angherie che sono costretti a subire.
Il banchiere tenta di replicare il trucco proponendo l'emissione di nuova moneta-debito e il consolidamento del debito pubblico, affermando che questa politica economica consentirebbe la crescita produttiva e reddittuale.
In quest’occasione i 5 amici rifiutano di sottostare al perverso e diabolico gioco di Martin, dichiarando di voler rompere ogni rapporto con lo stesso.
Giunti a questo punto l'astuto banchiere, avvalendosi degli impegni sottoscritti dai debitori, esige che l'intero debito, composto di capitale ed interessi, sia immediatamente restituito, ben sapendo che questo non è possibile proprio per l'insufficienza del denaro circolante.
I nostri amici a questo punto sono veramente inguaiati.
Il tempo a nostra disposizione sta per scadere, perciò devo terminare il riassunto saltando ad un passaggio che prelude alla parte finale della favola, quando Tommaso casualmente trova la cassa dell'oro del banchiere, ne forza la serratura per scoprire che è assolutamente vuota, l'oro che garantiva la proprietà del denaro al banchiere non esiste: anche questa è verità, non è semplicemente una favola.
E questo, non è tutto, e non è neppure la cosa più importante.
Un'altra illuminazione presto giungerà al gruppetto d’amici, esattamente quando Tommaso legge una frase di un libro trovato in un altro forziere: "Il denaro non trae affatto il suo valore dall'oro, ma dai prodotti che il denaro compra".
Durante la settimana che ci separa dal nostro prossimo appuntamento, v’invito a riflettere su questa favola, se possibile a
leggerla nella sua versione integrale. La potete recuperare digitando in un qualunque motore di ricerca internet "L'isola dei naufraghi".
Grazie per l'attenzione,
alla prossima.