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 Fonte: centropsycoarmonia.org di Mario Cecchinato
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DE LA SCELTA "La vita è un fatto di scelte, ma quand'è che la scelta è veramente scelta?".
"L'uomo si fa o si distrugge da sè. Con la scelta può elevarsi, come essere di Potere, intelligenza e amore, e come padrone dei suoi stessi pensieri, egli possiede la chiave per ogni situazione".
James Allen
La prima scelta che ricordo di aver fatto risale all'età di sei anni, quando fui mandato in colonia e lasciai la casa dei miei genitori almeno per il periodo (lungo) estivo. Rivedo la scena: il bimbetto vestito di tutto punto alla marinara col cartellino, col suo nome appeso al collo. Mia madre mi sta parlando di coraggio: mio padre mi porta la valigia. Dentro di me, non so perché stia accadendo tutto questo. Non riesco a comprendere l'inevitabile, pure mi sta accadendo. Ho voglia di piangere, ma ci si aspetta che sia forte. Ho voglia di aggrapparmi, ma devo essere indipendente; ho voglia di restare a casa, ma sono felicemente, si fa per dire, "costretto a partire". Fui messo sul pullman di colore blu diretto per quella distanza oceanica che era la città balneare in quel di Sottomarina (VE), dove ero atteso per essere introdotto a nuova vita. In apparenza, nella faccenda io non avevo scelta; dovevo lasciare casa anche se per il periodo estivo, all'età di sei anni. Semplicemente me ne dovevo andare. Questa era la mia sensazione. Tutto qui. Il destino mi stava dando una bastonata non comune, e che potevo fare io ? Che scelta avevo? Forse anche in quella situazione obbligata avevo ancora una scelta. Sempre, in qualsiasi momento, ci è concesso un certo grado di libertà. Fino a che punto la sfruttiamo e ne facciamo buon uso ? (La faccenda de "libero arbitrio"). "Nel raccontare questa mia storia potrei sembrare patetico, in fin dei conti non è che dovessi partire per il patibolo, me ne stavo andando al mare a giocare con dei prossimi e simpatici compagni. Bisogna però entrare nella visione di quel preciso contesto (e di un bambino di sei anni). I miei genitori nella loro arte erano un po' strani; mia madre aveva il fare di una nobile (proveniva da una famiglia benestante, da piccola la sua famiglia abitava in via dei Conti Papafava e disponeva di carrozza e cavallo in casa ed era sempre prenotato un loggione al teatro Verdi per assistere all'Opera per tutto l'anno, sapeva e canticchiava a memoria tutte le opere, inevitabilmente fanno parte della mia cultura) ed era una madre bambina infinitamente dolce; era, si fa per dire, l'intellettuale del quartiere, perché sapeva ben leggere e scrivere; le persone meno fortunate che non lo sapevano fare ricorrevano a lei, che con penna e inchiostro riempiva le domande per la burocrazia di allora del dopoguerra; era per questo e veniva così chiamata nello mio quartiere la Nobile Romana (per via anche del suo accento, venivano da Roma ed erano stati lì per sette anni per la storia che ho già raccontato altrove). Mio padre, di una semplicità disarmante e bontà infinita; ma che per le vicende della guerra lo segnarono poi per tutta la vita (perse tutto sotto le bombe così anche di quel poco che disponeva), diventando un padre muto, anche se con i suoi sguardi dava così amore ai propri figli. Di conseguenza con mio padre ch'io ricordi, non parlai mai. L'unico istante che ci fu parola, fu nel momento della sua morte, avvenuta precocemente e per malattia; un tumore maligno al fegato (perché ahimè! dedito per suo dolore all'uso dell'alcool). Tutto avvenne ne lo arco di un mese; in quei momenti di dolore, per la prima volta ci fu il tentativo di parlare, mi faceva capire che se ne sarebbe andato, perché del brutto male c'era ben poco da esitare; quando viene e de quei tempi, vien con la forza de lo vincitore. Tutto lo rapporto figlio-padre si condensò ne quel mese, avevo allora ventisette anni (1972) e non sapevo ancora nulla della morte (o almeno così diretta). Nello preciso momento di spirare c'era tutta la famiglia al capezzale. I miei due fratelli più grandi, uno zio e due zie; mia madre sopraggiunse pochi minuti dopo per essere venuta lì in autobus e vederselo portare via nel carrello dentro un sacco per i corridoi de lo ospedale. Le sue ultime parole furono: 'Voglio qui vicino a me Mario' e stringendogli la mano spirò. Nella morte, e in quella stretta di mano lo guardai negli occhi e in quello attimo, conobbi a fondo come una illuminazione chi era mio padre". "Fu come per lui farmi dono de la sua benedizione. Con quel dono e quella benedizione capii che potevo e dovevo fare poi molto nella vita". Per lo stupido orgoglio de sembrare uomo, non scese 'niuna lacrima, ma nello uscire da lo ospedale, la rabbia che avevo in corpo era così tanta che sferrai un pugno; non mi ruppi la mano, ma sfondai invece il muro de lo ospedale. Quella rabbia de la impotenza, doveva in qualche modo pure uscire, e in quel momento, quella era l'unica cosa che potevo fare. Il dolore era grande, immensamente grande, di fronte a quello che nulla puoi fare; se Dio ha voluto questo, te devi solo rassegnare. Quando avrai invece imparato le leggi della vita saprai allora accettare, ma in quel momento delle leggi della vita non sapevo ancora nulla, perché ancora era in me tutto ne lo oscuro. Quando morì mia madre, questo solo da qualche anno (1996), accadde alla sua età di 90 anni; le strinsi la mano e nel darle un bacio sulla fronte, mi disse con il suo solito candore, semplicemente: "Ciao", e questo con un sorriso immenso e se ne andò così nello al di là a far girare la ruota della vita. Questi erano i miei genitori, o meglio i genitori che io ho scelto, che ho voluto, amato e rispettato. Dico come figlio, perché anch'io lo sono stato; ma anche come padre, perché padre io lo sono, apriamoci a lo dialogo, perché la vita se è intensa è pure anche tanto breve e non tutti, credo, si ha la fortuna di avere i genitori in vita e salutarli nell'arrivederci nello mio stesso modo. Ma ritorniamo alla partenza de lo mio viaggio; perché poi, tutto sto disagio ! Per la prima volta non fui avvisato come sempre e per tutte le altre cose. C'era un'aria assai strana tra mio padre e mia madre, che non era quella di sempre; mi si nascondeva qualcosa (e questo non lo seppi mai, ma qualcosa ci deve essere pur stato perché il mio stato d'animo era inquieto; c'era un senso di paura a staccarmi dai miei genitori, e al di là, di tutto quello che vi può essere, per il bambino non è vero ciò che è vero, ma è vero ciò che vive, ed io vivevo quello). Mi sentivo strappato in malo modo e forzato così al viaggio, non solo per problemi loro, ma per come lo sentivo, come fosse lo castigo mio. Alla fine di quel lungo viaggio in pullman, feci pagare a qualcuno una piccola pena a giustificare così la mia inquietudine e la mia rabbia. Ma con il mio tormento e la mia esitazione scoprii in quel momento che cosa voleva dire "SCELTA". Ed è assai penoso sentire questa responsabilità o responsabilità consapevole all'età di sei anni. Avrei potuto seguire quello che sapevo giusto: quella era la mia stazione e dovevo accettare fino in fondo il cambiamento. Ma esitai: se fossi sceso alla stazione sbagliata e non ci fosse stato nessuno ad aspettarmi, sarebbe stato come scendere nel vuoto, avrei lasciato la mia nuova casa (la colonia estiva), il pullman e sarei andato verso il nulla. Era così difficile in quel momento avere fiducia nel futuro e negli estranei ! Le primissime scelte sono quelle cruciali, quelle che entrano nel nostro mito. Ancor oggi posso diventare estremamente ansioso di fronte ai preparativi per un viaggio. Ma lo schema della scelta in quel momento era diventato un fatto di consapevolezza. Scegliere significa dirigere le energie in un senso anziché in un altro. In questo senso le azioni automatiche non sono scelte. Per scegliere dobbiamo situarci all'interno del conflitto ad alternative che si escludono a vicenda. Dire 'sì' a una cosa significa dire 'no' a tutto quanto le si oppone. Mi è stato assegnato un destino (così io l'ho vissuto) a un'età precocissima. Sono stato destato direttamente dalla infanzia. Mi è stata offerta una scelta (per me) dura. Ho dovuto sopportare le conseguenze di una decisione crudele (così io allora l'avevo vissuta), presa da qualcun altro; anche se quest'altro, erano i miei genitori. E tuttavia all'interno di questo contesto ho ancora avuto una qualche libertà, ed è in base a quella libertà che ora valuto la mia condotta. Forse, restando sul pullman ho fatto una scelta che ero in grado di fare e quindi di accettare (perché alla fine così non la si subisce se la si accetta). E ora io amo il mio mito. Poiché mi è stato dato, nella luce offuscata della coscienza, il Potere di scegliere ! Niente è certo a questo mondo, se si esclude l'esigenza per ciascuno di noi di operare scelte (attraverso la scelta trasformiamo il fatto in destino). E per portare alla chiusura lo articolo sulla scelta, citerò il dialogo che ebbi a Monteluce (Umbria) con l'Avvocato Cesare De Bartolomei che fu per me anche Maestro, perché gran cultore de la Psicologia Junghiana; questo nel 1990. "Il problema della scelta non è tanto nel fatto che esistono due situazioni. Il problema è che esiste una situazione iniziale ed una situazione finale verso la quale dobbiamo andare. Il dubbio non è pertanto se esiste una situazione finale, perché il fatto stesso che noi viviamo una situazione di angoscia, di ansia, di confusione, significa che noi sentiamo che esiste una situazione finale che non conosciamo, ma questa situazione esiste. Il problema che si pone è come portare avanti il nostro cammino. E allora dobbiamo riandare al momento iniziale, al principio della nostra ricerca o decisione; perché in quel momento iniziale esiste la forza che è la forza dell'Assoluto. E' una forza incontenibile. E' la forza che ci ha spinti a prendere una strada che alla fine corrisponde alle caratteristiche della via (articolo che pubblicherò tra qualche tempo)". La scelta è come un'onda. La massima forza dell'onda non è quando essa è in alto, ma quando inizia il percorso. Quando è in alto, ormai ha terminato il percorso e ha terminato di conseguenza la sua espressione. Pensate e meditate perciò le vostre azioni in base alle scelte che fate, perché la vera scelta è quando è scelta vera e questo ve lo dice nel profondo la vostra coscienza. Siate sereni, non abbiate paura di sbagliare; apritevi alla vita, perché così la vita si aprirà a voi. Sia perciò per tutti buona e felice scelta. OGNI BENE
Nota: [Segue...]
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