Elena48 il mio primo nickname (onde evitare potessi apparire una giovane donna appetibile, ma pare che le “signore” secondo gli schemi chat-demenziali siano maggiormente abbordabili in quanto prive di ammiratori, secondo loro…). eLena quindi il mio successivo nick, su consiglio di un dolce ragazzo. Notare la L maiuscola della quale parlerò in seguito. Non ho incontrato soltanto Girolimoni…
Masturbatori solitari eccitati dal proprio ruolo ganzo, molti.
Sul fenomeno chat è stato scritto di tutto e di più, credo ad ogni modo che ogni esperienza letta non sia sensorialmente percettibile quando si tratta di alcune chat, e sottolineo “alcune”. Cioè luogo nel quale tutto può convivere con il contrario di tutto.
Mi sono così avventurata in una chat che non prevede iscrizione.
Ho attraversato palpabilmente dinamiche ipernevrotiche che si innescano tra umori contrastanti con il nick name scelto ed il "personaggio da loro portato in chat".
Ho visto personalità sublimarsi drammaticamente al comando del più forte che poi forte non è. Le dominatrici sono da sempre espressione di scarsa evoluzione. Di passato soffocante. Di madri castranti. Figlie e figlie di rapporti mancati.
Navigazione a mare forza otto. Mai bonaccia...
In una società nevrotica e sola, truccata con il cipiglio del grifone, potrebbero le chat “se ben gestite” essere luogo di confronto ed incontro, non solo per chi non riesce a stabilire un concreto rapporto amoroso nel reale, ma per tutti coloro che abitando in paesi a bassa densità di popolazione e lontano dalle città (ce ne sono molti in Italia), potrebbero ben interagire con il web. Così com’è strutturato credo purtroppo sia intermediario il più delle volte, di caratteri psicologici fragili, quindi facilmente gestibili ed influenzabili molto più che nel quotidiano.
L’espansione quanto mai in ascesa dei mezzi di contatto by cyber in forza dei quali si corrisponde in tempo reale con chicchessia senza limiti di distanza, sviluppa spesso l’ esercizio esponenziale dei giochi castranti che sostituiscono “il gioco” nel quale viene stimolata la relazione ad-personam.
S. Freud scrive: “…il toccare, il contatto corporeo rappresenta la meta immediata sia dell'investimento oggettuale aggressivo, sia di quello amoroso… ma l'isolamento è l'abolizione della possibilità del contatto, è un mezzo per sottrarre una cosa a qualsivoglia toccamento e, quando il nevrotico, mediante una pausa, isola un'impressione o un'attività, egli ci fa intendere simbolicamente che non vuole lasciare che i pensieri che la concernono entrino in contatto associativo con altri pensieri…”.
Ho toccato lì come ovunque, sintomi di società moderna: cocaina, cannabis, esigenza di successo, incitamento al mito della giovinezza sempre più compulsava e molto altro, segnali di vuoto che spingono verso la prigione che ognuno lì sceglie convinto di optare per una irrisoria libertà. Apparire sempre e comunque, qualunque sia il mezzo ed il modo.
Il contatto virtuale, solo astrattamente "coatto" reprime la creatività di quei soggetti che non volendo vivere la propria solitudine, inconsapevolmente reprimono molto di loro.
Mi viene in mente Il poeta R.M. Rilke: "Ho capito perché dalla nostra vicinanza non è potuto nascere niente di reale: perché lei, o era me con tutte le sue forze e quindi soverchiante, oppure era il mio Contro Io e allora naturalmente un advocatus diaboli, un pallido doppio e costante oppositore, senza fondamento personale. Quanto possa aver sofferto di tutto questo è difficile da scoprire, è comunque stato inutile per ambedue e senza sbocco. Le belle lettere che di quando in quando mi scriveva, erano mie, lettere mie, nel mio stile, oppure non mi scriveva affatto".
E’ pur vero che “rapporti malati” si instaurano anche al di fuori dei rapporti del virtuale. Ma sono ora più che mai convinta che il disturbo da dipendenza da internet (Internet Addiction Disorder (I.A.D.) e, nella fattispecie da abuso di chat, mostri gli stessi sintomi dei tossicodipendenti. In questo caso però la sintomatologia è meno visibile, quindi estremamente pericolosa ed incontrollabile.
Un chatter mi ha raccontato di non riuscire a stabilire rapporti con una donna se non prima nel virtuale. Ciò potrebbe apparire salutare ad una prima lettura. Ho potuto poi constatare che il rapporto tra i due continua ad essere “malato” anche nel suo continuo, continuo nel quale la personalità apparentemente più forte che chiamo qui “personalità vampirica”, dopo aver scelto la preda del momento ne succhia la personalità estremamente debole, così come il vampiro nell’immaginario collettivo aspira sangue per tenersi in vita.
Altri ed altre digitano continuamente risate esaltate del tipo: ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha. Quindi ci avvertono della loro felicità mai felice e forse anoressica di vitalità.
C’è chi racconta minuziosamente cosa ha mangiato per cena pranzo e colazione, idealizzando il cibo in modo feticistico ed attraente. Bulimia quindi sessuale denunciata nel virtuale.
C'è chi racconta di maniaci incontrati nelle metro, deponenti la propria mano sulla di lei natica. Come a dire: sono donna, ho un bel sedere, ve lo sto dicendo. Seppiatelo. Venite a trovarmi (palparmi).
Una chatter invece descrive, come una cronaca sportiva, i gesti che compie minuto dopo minuto: fumo, rido, fumo l’ultima. Potrebbe anche non essere vero ma poco importa. Qui la chat diviene il suo diario, il suo dirsi e dire: ci sono. (Auto Goal… fumare nuoce alla salute).
Ci sono le K al posto delle C, nick name clonati: come a significare: sono fico e gagliardo (non sono).
Ci sono coloro che tengono al corrente altri, della propria attività dannosa: cioè che stanno fumando marijuana o si stanno facendo una canna e nomi di puscher a mio avviso inventati (cmq istigazione agli stupefacenti).
Ci sono Guelfi e Ghibellini, capo clan di un mondo irreale, ben poco Dantesco. L'inferno invece sembra quasi vero...
Ci sono quelli "che se non ci stai" sei una tr...a. Straordinario.
Ci sono e ci saranno, credo con un gran senso di vuoto oltre il monitor, benché tutti urlino la propria felicità. TROPPO URLATA.
Ho letto di una donna che non teme di affermare la sua compulsione all’alcolismo. Potrebbe questa sua confessione “virtuale” essere una difesa: lo dico io nella piazza virtuale prima che lo dicano altri. Del resto a mali estremi, estremi rimedi.
Perchè non tentare di aiutarla invece di cementare ancor più la pulsione. con attacchi alla sua persona. Personalità feroci come formiche affamate per il prossimo inverno, ingordi a loro insaputa di autolesionismo camuffato da “io ti distruggo”. Probabilmente personalità frustrate da una vita incresciosamente implosa. E se esplodessero? Scariche di pixel invaderebbero il globo, avvelenandoci di polonio logorroico alfabetico.
Ho letto attonita due chatters che descrivevano il colore del vomito di una chatter “loro amica anche reale” che dopo una overdose di alcool aveva rigettato sul pc della chatther “amica descrivente”. Blob e Amici. Che amicizia…
Ho letto poi avvisi "di morte"
Ho letto di prostituzione
Ho letto...
Il mal-essere virtuale rientra nel discorso del disturbo del chatther compulsivo, in un’area simile al piccolo mercato di un qualunque Luna Park, nel quale i clown si coalizzano tra loro. I Pierrot sono gli utenti ignari della massoneria di gruppo e non sanno che verranno inviati al macello (sarà la loro salvezza). I capo comici sono i capo compagnia d’uno sparuto gruppo d’afecionados che limitano la propria crescita nell’antro della strega belante. Fuori dal gruppo e dalla gabbia c'è troppo vento.
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Decido quindi di reinserire forum e la piccola chat nel mio sito. Lì si è parlato di arte.. di umane problematiche.. di poesie e teatro. Di amori finiti ed amori nascenti. Di dipendenze sì.. ma anche di libertà. Piazza umana quindi.. colma di vento e mareggiate. Forse pochi ma scelti. Purché non ci si alberghi…
Sono comunque contraria alle chat senza iscrizione e moderatori. Purché moderino sul serio.