Il modo di vivere degli abitanti era strano e insolito al mio sguardo. V’era una certa organizzazione perfetta nei movimenti e nei pensieri, era assente quel caos caratterizzante le nostre città.
L’aria era incredibilmente limpida e pulita. Sembrava quasi che si potesse respirare sotto forma di energia fluttuante.
Forse era presto… non vedevo tante persone in giro.
Non so, ma i loro abiti bianchi, alcune divise rosse e verdi, alcuni veicoli… tutto ciò mi faceva sentire a casa.
Tuttavia sapevo che non era così. Nella mia mente balenò il pensiero di Gaia. Forse avevo superato la barriera del tempo, forse quello che tanto ammiravo stupefatto era il futuro?
I miei pensieri vennero distolti da un canto ancestrale, la “Voce di Pianeta”, stava attivando i Gaiani.
Io potevo udirla, era come una dolce melodia, che donava forza e prosperità.
Una luce invisibile inondava quella città, non riuscivo a percepire nulla, assolutamente nulla di negativo.
Non c’era paura, invidia, noia, gelosia o altro. Era una sensazione del tutto nuova per me.
I veicoli che prima citavo sfrecciavano lungo dei canaloni, all’interno di strade circolari: non emettevano alcun suono, né al loro passaggio l’aria s’inquinava o perdeva la sua limpidezza.
Sotto terra, la luce filtrava attraverso le enormi cupole semisferiche, quasi venendo potenziata dal passaggio attraverso lo sconosciuto materiale simile al vetro con cui erano costruite.
Le abitazione sotterranee erano rettangolari o delle forme più svariate, c’erano dei grossi ponti o cavalcavia che attraversavano i canali per i veicoli congiungendo da una parte all’altra la città.
Sulla superficie, v’erano altre abitazioni, completamente diverse e molto più piccole: era tutte sferiche come Igloo, o tutto al più a forma di tronco di cono, nascoste fra maestosi alberi, grandi come sequoie.
Notai subito che non esisteva una porta d’ingresso, o se c’era non era visibile. L’atrio era nascosto da tende multicolori, che ondeggiavano al vento.
Da ogni abitazione si snodavano sentieri che conducevano a grossi ascensori per scendere nelle città.
Solo allora capì il perché delle città sotterranee… ovunque il mio sguardo si posasse infatti, vedevo solo boschi, laghi, mari, deserti, montagne innevate… l’intero pianeta era un immenso parco naturale.
Poteva sembrare perfino disabitato se osservato dallo spazio! La natura era completamente libera: animali e piante, avevano libertà di esistere dove volevano.
Il sottosuolo, donato da Gaia alla tecnologia era l’unica zona “bonificata”.
Il mio sguardo si posò in lontananza, dove la luce del sole faceva brillare altre cupole emergenti: quanto era vasta quella città? Oppure era già un’altra? E se tutto il pianeta fosse stato una città unica sotto terra?
Rimasi abbagliato da tanto rispetto e tanta armonia fra i Gaiani e Gaia.
I primi si muovevano liberamente sulla superficie, ma non ne mutavano la forma: c’erano casi in cui delle comunità particolari di Gaiani abitavano le montagne, i deserti o i laghi, ma le loro abitazioni erano costruite con criterio e rispetto dell’ambiente. Queste comunità erano lontane, in termine di spazio, dalle città, ma grazie alla nuova tecnologia la distanza era facilmente colmabile.
Non c’era guerra fra la fauna e i Gaiani: sembrava che ci fosse un filo invisibile che univa ogni essere vivente con la “Voce di Pianeta”, che tutto controllava e tutto rendeva felice.
Alzai lo sguardo al cielo per la prima volta: era azzurro. La prima cosa che non mi stupì! Ma osservandolo bene era di un azzurro che poche volte avevo visto nella mia vita.
In quell’immensità sfrecciavano astronavi discoidali e altri strani veivoli rettangolari, più o meno grandi, più o meno velocemente. Alcuni di loro atterravano verticalmente, come degli elicotteri, all’interno di alcune cupole che al loro arrivo si aprivano come un bocciolo.
Il loro volo era differente da quello dei nostri aerei: era silenzioso, seguiva linee perfette e molto più rapidamente cambiava direzione.
Mi fermai ad osservare nuovamente la gente che camminava per le strade: e fu lì, che notai un uomo, vestito con una brillante tuta rossa e nera.
Quell’abito fece scattare qualcosa in me: d’improvviso percepii che dovevo seguire quella persona.
Il soggetto in questione era uscito da una delle abitazioni sferiche della superficie. Gli altri Gaiani lo salutavano al passaggio e lui ricambiava il saluto sorridendo.
Godeva di ammirazione e rispetto, lo capì subito, ma anche in lui c’era l’orgoglio per le persone che aveva attorno.
Nella mia mente si fece chiaro chi fosse: era un soldato dell’esercito difensivo Gaiano.
I suoi pensieri stavano assolutamente fermi: era orgoglioso di essere quello che era, era felice di difendere quella popolazione di cui si sentiva parte come in un unico grande organismo.
Gaia l’avevo scelto come suo difensore. La “Voce di Pianeta” l’aveva condotto al suo compito evolutivo nei confronti della nuova società.
Quasi come se potesse vedermi o sentirmi, l’uomo si fermò e guardo nella mia direzione: sorrise, poi si rivoltò e continuò a camminare.
Giunse davanti ad un edificio nero, che fuoriusciva dal terreno di pochi metri: era un’entrata per scendere nel sottosuolo.
Sulla facciata dell’edificio, sopra la grossa porta, c’era una scritta rossa, a me incomprensibile.
V’erano altri uomini vestiti come lui fuori dall’edificio, che chiacchieravano e ridevano fra loro.
Al suo arrivo lo salutarono con un abbraccio e poi si diressero all’interno della porta.
Provai a seguirli ma il mio sguardo fu come bloccato all’ingresso dell’edificio.
Forse non dovevo ancora vedere, sapere…
Passò un periodo di tempo indefinito, quando una fra le più grosse cupole si aprì: un’astronave grigia dall’aspetto a me vagamente familiare, si sollevò velocemente dal suo interno fino a scomparire nell’immensità del cielo.
Sapevo che quell’uomo era lì sopra, lo avvertì subito.
Volevo seguirlo, ma pian piano presi coscienza che il mio tempo era scaduto…