LE TORRI DELLA MORTE CHI PRODUCE IL NUCLEARE? I MITI DELL'ATOMO VERDE
LE CENTRALI NUCLEARI NON SONO SICURE LE CENTRALI NUCLEARI NON SONO PULITE L'ENERGIA NUCLEARE NON E' ECONOMICA
IL SOGNO DEI REATTORI "SICURI" NON SARA' IL NUCLEARE A SALVARCI RUOLO SECONDARIO DEL NUCLEARE
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ARTICOLO TRATTO DALLA RIVISTA TRIMESTRALE (n. 39, Ottobre/Dicembre 2007)
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Data di aggiornamento della pagina: 14.3.2008
TORNA IL NUCLEARE?
LE CENTRALI NUCLEARI NON SONO PULITE
Tratto da: L'Ecologist n° 5 settembre 2006
Immagini LiberaMenteTratte dal web
Gli avvocati del nucleare fanno notare, per esempio, che centrali elettro-nucleari non immettono nell'atmosfera l'anidride carbonica responsabile dell' "effetto serra". E' vero che dobbiamo fare i conti con le modificazioni climatiche dovute alla crescente immissione nell'atmosfera dell'anidride carbonica che si libera nella combustione di crescenti quantità di combustibili fossili: ogni anno circa 10 miliardi di tonnellate di carbone, petrolio e gas naturale, corrispondenti a 25 miliardi di tonnellate di anidride carbonica che finiscono nell'atmosfera.

Ma la soluzione non è certo offerta da un nuovo ricorso all'energia nucleare perché essa comporta pericoli e danni ambientali gravi nelle fasi di funzionamento dei reattori e di trattenimento e sepoltura dei prodotti di fusione e attivazione, le code avvelenate di tutto il ciclo nucleare. Come è noto, i reattori nucleari commerciali, quelli che producono elettricità (oltre quattrocento nel mondo) sono alimentati, quasi dovunque, da uranio, separato dai suo minerali, con formazione di grandi quantità di scorie, un problema che riguarda Canada, Russia, Niger, Cina, Australia e altri paesi.
Prima di entrare nei reattori e generare elettricità, l'uranio viene lavorato in impianti che separano la parte "fissile": i principali "prodotti da fissione" sono atomi di elementi comuni, cesio, stronzio, iodio, in una forma, però, che emette radioattività per decenni o secoli e che li rende facilmente assorbibili da vegetali e animali, quindi anche dagli esseri umani, nel cui corpo continuano a emanare radioattività. Sono gli stessi isotopi radioattivi che ricaddero anche in Italia dopo la catastrofe di Chernobyl.

Durante la produzione di energia, al fianco di questi "frammenti", si formano altri elementi radioattivi come il plutonio e altri transuranici e i prodotti "di attivazione" dei materiali del reattore, sottoprodotti pericolosi e tossici, dal punto di vista della salute umana e della natura ma molto ricercati per la fabbricazione di bombe atomiche: il plutonio, soprattutto, che a sua volta può subire "fissione" liberando energia anche esplosiva.
A questo punto l'uranio, accompagnato dai "prodotti di fissione", dal plutonio e da altri elementi transuranici radioattivi, può essere conservato come tale dentro i "tubi" estratti dal reattore nucleare dopo alcuni anni di funzionamento. Questi "elementi di combustibile", pur essendo pieni di materiale radioattivo, possono essere sepolti, sia pure con grandi precauzioni per evitare che vengano, nei futuri secoli, a contatto con acqua o esseri viventi, e con speciali accorgimenti per smaltire il calore che si libera continuamente per decadimento radioattivo degli atomi contenuti al loro interno.

Ma per i potenti affari che circolano intorno al nucleare questo è uno spreco, perché il plutonio si può "vendere bene" alle imprese che fabbricano bombe atomiche, e anche come materiale fissile per altri reattori commerciali, a condizione di separarlo chimicamente dall'uranio, dai "prodotti di fissione" e da altri prodotti radioattivi mediante complicati processi chimici industriali.
I "prodotti di fissione", gli elementi transuranici come il plutonio e i prodotti di "attivazione", sono le vere e proprie "scorie radioattive". Ne abbiamo anche in Italia per una curiosa storia, in gran parte dimenticata, che sta a dimostrare la incultura con cui ci si è avventurati sulla via del nucleare, specialmente nel nostro paese.

Negli anni sessanta l'allora CNEL, Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare, costruì a Rotondella, in Basilicata, un impianto per separare chimicamente i "prodotti da fissione" degli elementi transuranici contenuti nel "combustibile irraggiato" di un reattore americano, situato a Elk River (nel Minnesota), praticamente l'unico che funzionava sottoponendo a fissione una miscela di uranio e torio, anziché solo uranio, come tutti gli altri reattori.
La soluzione era sbagliata e inefficiente tanto che il reattore di Elk River funzionò solo dal 1963 al 1969 e fu chiuso, ma ormai la lavorazione a Trisaia era avviata ed è continuata, imperterrita. La bella idea di costrure, con pubblico denaro, un impianto di separazione la cui esperienza non serviva a niente, ci ha lasciato in eredità, in Basilicata, diversi metri cubi di liquidi e altri materiali altamente radioattivi.

Un gran girare di numeri contradditori: perché non ci dicono mai la verità, lasciando aperta la porta al legittimo sospetto che chi ha le informazioni, per minimizzare la paura del "popolo", ci prenda sempre in giro. Ci sono state perdite di radioattività sul suolo? Scarichi nel mare? Qual è la condizione dei contenitori? Ci sono corrosioni e pericoli di fughe? E, per inciso, nessuno paga mai per le scelte tecniche ed economiche sbagliate come questa? (Vari dati sono emersi nel 2004, quando il governo decretò che un deposito nazionale di scorie radioattive sarebbe stato insediato a Scanzano, un paesino della Basilicata a poca distanza da Trisaia, decreto poi ritirato in seguito alla protesta popolare).
D'altra parte dove si possono mettere, correttamente, i prodotti di fissione e le scorie radioattive, inevitabili rifiuti di qualsiasi reattore nucleare? La domanda è senza risposta. Alcuni propongono di trasformali in materiali vetrosi da seppellire in caverne rigorosamente isolate dal contatto con l'acqua e con gli esseri viventi, continuamente ventilate per eliminare il calore e la radioattività. Altri propongono di seppellirli nel fondo degli oceani; altri di caricarli su razzi da spedire nello spazio.

La fantasia e sconsideratezza umana non hanno limiti come dimostra il fatto che per decenni, francesi, inglesi, russi e americani, senza andare tanto per il sottile e per risparmiare, hanno versato queste "scorie" radioattive, allo stato liquido, nel Mediterraneo e negli oceani, con effetti biologici di cui forse ci accorgeremo in futuro. Infine c'è un traffico internazionale, via terra, via mare e via aerea, di combustibile nucleare irraggiato, di "prodotti di fissione" alla ricerca di qualche discarica, di plutonio ricercato da possibili clienti -paesi dittatoriali, criminalità organizzata, affaristi che speculano sull'ignoranza- per avventure di bombe atomiche o a fini di ricatto.

"... in tutto il mondo verranno costruite delle torri. E si dirà che nelle torri abiterà la vita, mentre saranno i castelli della morte. Alcuni di questi castelli saranno scrollati e dalle loro ferite uscirà sangue marcio che infetterà la terra e il cielo. Perché i grumi di sangue infettato voleranno come rapaci sulle nostre teste. E più di un rapace cadrà sulla terra e la terra dove cadrà diventerà deserta per sette generazioni". Grigorji Rasputin (profezie).


PER NON DIMENTICARE:


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