LE TORRI DELLA MORTE CHI PRODUCE IL NUCLEARE? I MITI DELL'ATOMO VERDE
LE CENTRALI NUCLEARI NON SONO SICURE LE CENTRALI NUCLEARI NON SONO PULITE L'ENERGIA NUCLEARE NON E' ECONOMICA
IL SOGNO DEI REATTORI "SICURI" NON SARA' IL NUCLEARE A SALVARCI RUOLO SECONDARIO DEL NUCLEARE
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ARTICOLO TRATTO DALLA RIVISTA TRIMESTRALE (n. 39, Ottobre/Dicembre 2007)
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Data di aggiornamento della pagina: 14.3.2008
TORNA IL NUCLEARE?
LE CENTRALI NUCLEARI NON SONO SICURE
Tratto da: L'Ecologist n° 5 settembre 2006
Immagini LiberaMenteTratte dal web

Si sono ormai spente le luci sulle affrettate rievocazioni della catastrofe di Chernobyl, di cui cadeva, il 26 aprile 2006, il ventesimo anniversario. In quella ormai lontana primavera ci si rese conto che era vero quello che alcuni andavano ripetendo da anni, che, cioè, "l'energia nucleare non è sicura, né pulita, né economica" e che non si trattava soltanto di tecnica costruttiva dei reattori, o di efficienza degli operatori.

La dinamica della catastrofe di Chernobyl e i suoi successivi eventi sono stati ricostruiti più volte a livello internazionale, anche alla luce dei dati raccolti nel corso di ben venti anni. Il 26 aprile del 1986 l'interruzione della circolazione dell'acqua di raffreddamento di uno dei quattro reattori nucleari (del tipo a uranio-graffite) della centrale di Chernobyl, nell'Unione Sovietica (oggi Ucraina), provocò un forte aumento della temperatura del nocciolo del reattore. Molte delle parti metalliche e strutturali -travi e contenitori di acciao, pareti di cemento- fusero o crollarono; la grafite che circondava il nocciolo prese fuoco; la corrente di fumo trascinò in sospensione nell'aria le polveri contenenti gran parte dei prodotti di fissione dell'uranio: gli isotopi radioattivi di stronzio, cesio, iodio, eccetera.

La maggior parte dei prodotti ricadde al suolo, contaminando vaste estensioni di terra ucraina, occupate da campi, villaggi, piccole città, scuole.
Decine di migliaia di persone furono esposte a dosi di radioattività tali da provocare la morte, danni genetici irreversibili, in moltissimi casi danni genetici a lungo termine che faranno sentire i loro effetti tutta la vita.
Una parte delle sostanze radioattive fu trascinata nell'atmosfera dapprima verso nord, poi verso ovest e l'Europa centrale, poi verso l'Europa sud occidentale fino in Italia. Oggi si conosce abbastanza bene la quantità di sostanze radioattive uscite dal reattore e cadute nelle varie parti del continente europeo.
Tutti i centri economici che ruotavano intorno alla fabbricazione e vendita di centrali nucleari presero, allora, un grande spavento davanti al rischio di vedere sfumare lucrosi affari internazionali. Tanto più in Italia dove esisteva già un forte movimento popolare di protesta contro i programmi nucleari governativi.
"Per fortuna" si trattava di roba "comunista" e fu facile far credere che il reattore era di tecnologia superata, che gli operatori erano ubriachi e che nei paesi capitalistici mai e poi mai sarebbe successa una cosa simile. Per inciso nel 1979 si era avuta la fusione del nocciolo del reattore americano di Three Mile Island (sia pure di un tipo diverso e senza fuoriuscita di grandi quantità di sostanze radioattive), e molti reattori inglesi, nonché quello che ha funzionato per alcuni anni a Latina, erano di tipo moderato a graffite, anche se raffreddati a gas, anziché ad acqua come a Chernobyl).

Non voglio rivangare una pagina, peraltro tutta da scrivere, della storia della contestazione ecologica: la viltà e l'opportunismo di molti uomini politici italiani che, in fretta e furia, si convertirono al partito antinucleare per compiacere un'opinione pubblica arrabbiata e spaventata; né le ridicole incertezze e bugie sulla quantità di radioattività caduta al suolo in Italia; né le contraddittorie decisioni su quanta verdura o mozzarella poteva essere mangiata senza pericolo; né le pressioni di mercanti di verdura e mozzarella preoccupati per i loro commerci e le relative giravolte dei decreti e dei divieti.
Voglio invece ricordare gli atti di generosità e altruismo. Gli eroi che, esponendo la propria vita a sicura morte, sono volati sul reattore per gettare cemento e piombo sui ruderi fusi e quelli che hanno lavorato a contatto con le intensissime dosi di radioattività per spegnere l'incendio, riuscendo così a fermare la fuoriuscita dei fumi radioattivi e a salvare milioni di persone anche in Italia; eppure non una città italiana ha dedicato una strada a ricordo dei martiri di Chernobyl a cui tanti di noi devono la sopravvivenza. Si può leggere a questo proposito il libro di Grigorij Medveded "Chernobyl, tutta la verità sulla tragedia nucleare", Milano, SugarCo, 1991, che descrive lo sforzo fatto dai medici, fra cui l'americano Gale, per effettuare trapianti di midollo osseo nei casi più gravi. Voglio ricordare, oltre alla mobilitazione dei medici sovietici e internazionali per alleviare i dolori delle popolazioni, l'ospitalità offerta da tante associazioni di volontariato ai bambini di Chernobyl.

La catastrofe di Chernobyl sembrò segnare un punto di ripensamento e ravvedimento dell'umanità, avviata sulla strada di una tecnologia incontrollabile. In Italia nell'autunno-inverno del 1986 si svolsero i lavori di una commissione sulla sicurezza nucleare e sul futuro energetico del nostro paese; nel novembre 1987 si tenne un referendum che di fatto impegnava il governo a interrompere le costruzioni di centrali nucleari; quelle ancora avventurosamente sopravvissute furono definitivamente chiuse. Tale referendum sembrò cancellare, almeno in Italia, i grossi affari e appalti che circolavano intorno al nucleare.
La catastrofe di Chernobyl segnò, del resto, un rallentamento nella diffusione dell'energia nucleare anche negli altri paesi.

Ma i potenti interessi economici e politici che ruotavano intorno al nucleare non si sono quietati e, negli anni successivi anche in Italia si sono fatte sentire, prima timidamente, poi sempre più rumorose, le voci di coloro che chiedono la resurrezione di una tecnologia ormai dovunque agonizzante.

"... in tutto il mondo verranno costruite delle torri. E si dirà che nelle torri abiterà la vita, mentre saranno i castelli della morte. Alcuni di questi castelli saranno scrollati e dalle loro ferite uscirà sangue marcio che infetterà la terra e il cielo. Perché i grumi di sangue infettato voleranno come rapaci sulle nostre teste. E più di un rapace cadrà sulla terra e la terra dove cadrà diventerà deserta per sette generazioni". Grigorji Rasputin (profezie).


PER NON DIMENTICARE:


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